Il restauro della Madonna del Divino Amore di Raffaello | Scoprire Napoli

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Un dipinto eccezionale restaurato magistralmente nei laboratori del grande museo napoletano di Capodimonte

 

 

Da non perdere sul sito di Capodimonte per la rubrica Capodimonte oggi racconta l’importante restauro effettuato da Angela Cerasuolo del Dipartimento di Restauro del museo sulla Madonna del Divino Amore di Raffaello Sanzio un olio su tavola cm 140 x 109.

museo di capodimonte

Un’opera bellissima cui il restauro ha restituito tutto il suo antico splendore svelando anche con certezza l’esecuzione di Raffaello nella realizzazione del dipinto che, nei secoli passati era stato attribuito alla bottega dell’artista.

Una storia interessante che ci racconta dell’opera, dei vari restauri subiti e delle complesse indagini diagnostiche effettuate, arricchita da tantissime foto che spiegano le varie fasi del grande lavoro svolto a Capodimonte.

La Madonna del Divino Amore di Raffaello Sanzio

La Madonna del Divino Amore è uno straordinario dipinto di Raffaello che nei secoli era stato considerato uno dei più preziosi della collezione Farnese e ciò fino alla fine dell’Ottocento quando fu attribuito ad opera della sua bottega. Oggi lo straordinario restauro, spiegato con dovizia nell’articolo, ha anche permesso di attribuire con certezza a Raffaello Sanzio l’opera.

Un’opera splendida, indicata anche dal Vasari nel 1550 come tra le più belle di Raffaello, che fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese nel 1565 e che rimase per quasi un secolo a Roma a Palazzo Farnese, ammiratissima e continuamente copiata. Trasferita a Parma a Palazzo del Giardino, l’opera arrivò a Napoli con Carlo di Borbone nel 1734 quando il Re portò la splendida collezione ereditata dalla madre Elisabetta Farnese.

Le varie indagini effettuate recentemente per la preparazione al restauro hanno consentito di attribuire con certezza a Raffaello, e non alla sua bottega, l’opera chiarendo che i tanti disegni esistenti sul quadro o sui particolari sono solo una copia su carta tratta dal dipinto e non disegni preparatori per la sua esecuzione.

Oltre alla straordinaria bellezza del dipinto ed in particolare del volto della Madonna si è infatti accertato che Raffaello ha apportato importanti modifiche al dipinto nel corso della sua esecuzione con un tratto libero e creativo.

Il restauro effettuato nel laboratorio a Capodimonte

L’eccezionale restauro effettuato a Capodimonte ha restituito al dipinto una straordinaria  «leggerezza» valorizzando le stesure pittoriche lievi e sapienti del grande pittore.

Lo splendido quadro fu sottoposto ad un primo intervento di disinfestazione praticato nel 1841 dal docenti universitari dell’epoca borbonica per un attacco di insetti xilofagi: la tavola fu anche trattata con arseniato di potassio fatto penetrare nel legno attraverso i fori prodotti dai tarli. Poi il restauratore dell’epoca, Nicola La Volpe, eseguì alcune opere sulla parte dipinta.

Nel 1957 fu eseguito un altro intervento di restauro da Italo Dal Mas su un dipinto che, si presume, era pesantemente oscurato da vernici antiche. In quella occasione sulla superficie del dipinto furono lasciati tre piccoli tasselli rettangolari non puliti, come testimonianza dello stato precedente.

L’attuale restauro ha restituito al dipinto di Raffaello tutta la sua bellezza e  la leggerezza del contrasto dei colori disposti in maniera straordinaria.

Si è anche scoperto che, dopo aver riportato sulla tavola un disegno studiato preliminarmente, Raffaello ha iniziato a modificare i contorni delle figure e la loro posizione reciproca facendo addirittura ruotare la testa di Sant’Anna, prima di profilo, che fu cambiata in posizione frontale per guardare il Bambino.

Capodimonte oggi racconta – Il restauro della Madonna del Divino Amore  

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