Guida NapoliDaVivere alla scoperta della Gaiola

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E’ uno dei posti più suggestivi di Napoli ma non è molto conosciuto; parliamo della spiaggia e del parco sommerso della Gaiola. Tra lo splendido Borgo di Marechiaro e la suggestiva Baia di Trentaremi ci sono due isolotti che sorgono a pochi metri di distanza dalla costa di Posillipo.

Formano un posto di una bellezza rara, che incanta il visitatore che vi giunge donando un colpo d’occhio notevole. Sono i resti di una costa che fu densamente abitata a partire dal I sec A.C. e che oggi ci regala numerosi resti di epoca Romana e che sono visibili sopra e sotto la superficie del mare. La stessa collina di Posillipo deve il suo nome alla villa d’otium del Pausilypon i cui resti sono in un’area che va dal promontorio di Trentaremi a Marechiaro: fatta costruire dal romano Publio Vedio Pollione nel I Sec. a.C. dopo la sua morte passarono tra i possedimenti dell’imperatore Ottaviano Augusto.

Sui fondali della piccola baia, a pochi metri di profondità, si possono vedere resti di approdi, di camminamenti e di vasche per l’allevamento del pesce, molto usate dai patrizi romani dell’epoca. Andando sulla costa verso Marechiaro si notano i resti di una grande villa nota come “Casa degli Spiriti” che emerge letteralmente dal mare. Oggi, fortunatamente tutta la zona fa parte dell’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola” dal nome dai due isolotti, ha una superficie di appena 41,6 ettari, ed è gestita dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

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La spiaggia si raggiunge attraverso la discesa della Gaiola che partendo da via Tito Lucrezio Caro scende fino al mare. La discesa dopo, un primo tratto accessibile alle automobili, diventa poi quasi un sentiero solo pedonale che, tra molto verde e alcune case, termina sulla piccola spiaggia abbastanza frequentata sia d’inverno che d’estate. E’ una zona molto bella rimasta abbandonata per secoli fino a quando, verso il 1840, in occasione dei lavori per la costruzione della strada che porta a Bagnoli furono rivalutate le varie rovine esistenti. Il re Ferdinando II ordinò vari scavi che misero alla luce i diversi edifici che oggi rappresentano uno dei punti sul mare più suggestivi di Napoli.

Foto di Luisa De Martino

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