Tramonto Napoli. L’Udinese espugna il San Paolo

Succede tutto nel secondo tempo. I friulani, seppur privi della coppia d’oro Di Natale – Sanchez, portano a casa i tre punti segnando al 10’ e al 16’ della ripresa due splendide reti con Inler (dalla distanza) e Denis (stop di petto e tiro imprendibile per De Sanctis). Curiose le circostanze che seguono il primo goal, con il centrocampista svizzero che viene circondato dai compagni festanti ma non esulta, alimentando voci e speranze di un suo ormai probabile trasferimento di Inler al Napoli la prossima stagione.

Gli azzurri non demordono e cercano fino alla fine di agguantare il pareggio, inseguendo un’altra di quelle rimonte che tante volte hanno avuto successo nel corso della stagione. Ma stavolta qualcosa non funziona, la squadra di Guidolin ha ben imbrigliato il gioco sulle fasce e a poco vale la girandola di cambi attuata da Mazzarri che butta nella mischia Gargano, Lucarelli e Mascara. L’Udinese si chiude e riesce ancora a rendersi pericolosa nelle ripartenze.

Il finale è concitatissimo. Al 42’ Domizzi (uno dei tantissimi ex di questo incontro) trattiene in area e manda a terra Lucarelli. L’arbitro Tagliavento decreta il rigore ed il cartellino rosso, forse dovuto alle proteste, per il difensore dei bianconeri. Ma la banderilla del matador Cavani in questa occasione fa incredibilmente cilecca, e Handanovic respinge salvando la sua porta. Gli umori si riscaldano, in campo nervi tesissimi e Armero rischia piu’ volte il cartellino, mentre entrambi gli allenatori sono costretti a entrare sul terreno di gioco per sedare gli animi.

I cinque minuti di recupero concessi dal direttore di gara diventano sei a causa delle continue interruzioni, e al 51’ il Napoli accorcia le distanze con Mascara, che da pochi metri infila Handanovic dopo un liscio di Cavani .
Ormai però non c’è più tempo: il triplice fischio pesa come una pietra tombale sugli azzurri. Il “pasticciaccio” di stasera, che tra le recriminazioni oltre al rigore sbagliato annovera anche una traversa colpita di testa da Maggio, spinge il Milan a sei lunghezze, sette contando gli scontri diretti.

Ma forse non è lecito rimproverare qualcosa a una squadra che ben pochi all’inizio della stagione avrebbero immaginato al secondo posto a cinque partite dalla chiusura del campionato. Di certo hanno un cuore magnanimo i sessantamila del San Paolo che tributano alla squadra un lungo, dolceamaro, applauso.

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