Frenesia Napoli: città e squadra unite nel sogno

Si respira un’aria strana a Napoli in queste settimane: una tensione sommessa, un’agitazione nascosta a stento, un intreccio di sorrisi e sospiri. La scaramanzia, dogma inoppugnabile di questa città e della sua gente, ha imposto a lungo contegno, nonchalance, scongiuri sottovoce. Ma un’altra forza si è fatta strada a spintoni, un’altra variabile cara al popolo partenopeo, che non se ne sazia mai. La speranza.

Incarnatasi per l’occasione nel sogno impronunciabile dello scudetto. Lo respiri tra le bancarelle dei mercatini rionali, lo sorseggi ai banconi dei bar, ne senti chiacchierare in fila alla posta. “Si succer…”, se succede… Ognuno completa la frase a modo suo, pronuncia voti, fioretti, promesse. E allora pian piano si diffonde una certa baldanza, si comincia a parlare a voce alta di questo sogno proibito, si lanciano sfide al Milan capolista. Anche i calciatori azzurri, accolti sempre piu’ calorosamente al ritorno da ogni trasferta, cominciano a “sbottonarsi” dopo un periodo di cautela a oltranza, quasi imposta per contratto dalla societa’ e dal mister Mazzarri.
Prima della partita con il Bologna, Cannavaro aveva risposto a Thiago Silva, che vagheggiava una piazza Duomo festante e colorata di rossonero, dicendo: “Se succede qui se ne cade piazza Plebiscito”.

“Noi abbiamo piu’ fame del Milan” dice ora Hassan Yebda ai microfoni di Radio Marte. Il centrocampista algerino, che pare aver scalzato Gargano nelle preferenze del tecnico livornese, sciorina complimenti per il suo allenatore, il pubblico e il gruppo, rafforzato dalla consapevolezza di avere in rimpiazzi come Mascara e nuovi innesti come Ruiz valide alternative ai cosiddetti “titolarrissimi”.
Insomma, il guanto di sfida e’ stato lanciato ufficialmente, si e’ usciti allo scoperto e non ci si potra’ tirare indietro tanto facilmente.
Certo, il refrain finale e’ sempre lo stesso, cambiando il nome dell’avversario: “Ora pero’ pensiamo all’Udinese”. E intanto il Napoli e’ ancora la’, a una manciata di punti dalla vetta.

Sei partite non sono molte. E lo spettro degli scontri diretti, che in caso di parita’ assegnerebbero il titolo comunque ai rossoneri, aleggia minaccioso come la peggiore delle beffe. Ma quello che si e’ innescato partita dopo partita in città non vuole sentire ragioni, adesso si aspetta il miracolo. E a Napoli i miracoli non si domandano, si pretendono.

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