3 Libri divertenti su Napoli da non perdere

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Un piccolo percorso sui libri che parlano di Napoli, delle sue straordinarie bellezze, della sua grande storia, del suo umorismo, del suo popolo e dei mille modi di essere napoletani

 

 

Sono tantissimi i libri che parlano di Napoli, della sua grande storia, delle sue bellezze e dell’essere e sentirsi napoletano, che alcuni chiamano napoletanità. Di seguito vi ricordiamo alcuni libri che affrontano e parlano di Napoli sotto diversi aspetti, dalle bellezze, alle caratteristiche, alla storia e alla vita quotidiana. Cominciamo questo nostro percorso dai libri che presentano quell’aspetto unico del carattere del popolo partenopeo, della napoletanità e dei modi di essere di noi napoletani. Tre libri stavolta per sorridere un po.    

Amedeo Colella – Manuale di napoletanità 

365 lezioni semiserie su Napoli e la napoletanità, una al giorno che l’autore consiglia di leggere comodamente seduti in bagno. Il divertente libro di Colella ci propone 365 brevi e divertenti capitoletti in cui si parla del Munaciello e della Bella Mbriana o di detti tipo “se so’ rotte ‘e giarretelle?”.  Si racconta poi di fatti storici sulla città, come quando ci furono le quattro giornate di Napoli o delle due repubbliche napoletane Non mancano cose note a noi napoletani come chi sono gli otto Re di Napoli rappresentati in piazza Plebiscito o su cosa è la cazzimma o su cosa sono i paraustielli e la wuallara e perché Via Toledo si è chiamata Via Roma per 150 anni. E poi perché la cioccolateria Gay Odin si chiama così o quante guglie ci sono nel centro antico di Napoli e perché furono erette. Una lezione al giorno con tante piccole pillole di cultura partenopea, curiosità, storia aneddoti, poesie, canzoni, frasi di teatro e di cinema. Tanta storia e cultura che ruota intorno a Napoli e la raccolta in 365 divertenti storie.

Marcello D’Orta – Il sole ventiquattrore. A spasso per Napoli

Un libro divertente di Marcello D’Orta il maestro di Io speriamo che me la cavo il simpatico libro sui bambini della scuola di Arzano. Si descrive il sottosuolo della città, la sua storia, i suoi tanti misteri fanno da sfondo al racconto di esperienze talvolta drammatiche, ma sempre raccontate in tono ironico e divertente. Ad esempio il teatro San Carlo, dove l’autore si trovava durante il terremoto dell’80 o al cimitero delle Fontanelle dove il suocero gli appare come un fantasma. E poi tante storie napoletane, come il miracolo di San Gennaro, cosa significa la jattura e il gioco del lotto o le truffe “artistiche” di Forcella e della Duchesca con i mattoni al posto degli stereo e dei telefonini, Il tutto con un occhio particolare alle zone popolari e conosciute come i Quartieri, Santa Lucia, la Sanità, la anima verace di Napoli che non si ritrova nella zone nuove del Vomero e di Posillipo.

Luciano De Crescenzo – Così parlò Bellavista

L’opera prima di Luciano De Crescenzo che uscì con il forse più famoso libro di foto che per la prima volta fece conoscere i particolari caratteri della città al grande pubblico. Nel libro ci sono i dialoghi del Professor Bellavista con i suoi amici più cari su vari fatti ed idee. Famosa la divisione umana in due categorie. Coloro che hanno fretta e vogliono consumare poco, come i milanesi, che si fanno la doccia. Coloro che, invece, vogliono riflettere e pensare, in comodità e solitudine, prendendo tempo per se stessi, come i napoletani, che si fanno il bagno. Con i suoi particolari amici tra cui Salvatore Coppola, vice sostituto portiere, Saverio, che sta sempre a disposizione, Luigino, bibliotecario e poeta, Il dottor Vittorio Palluotto, napoletano trasferitosi a Milano con i quali dialoga nei capitoli pari. De Crescenzo divide infatti il libro in capitoli pari, riservati agli incontri del professore con i suoi amici, e in capitoli dispari, in cui si raccontano aneddoti e scenette di quotidiana ‘napoletanità’ come di Gennaro che dorme per anni nella Fiat millecento del cavaliere Sgueglia, senza che questi se ne accorga o del tassista che chiede soldi per pagare la multa al suo passeggero, poiché questi gli aveva detto di ‘andare di fretta’.

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