Il Museo smontato e ricostruito | Scoprire Napoli

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C’è un importante museo a Napoli ma non molto conosciuto: è il Museo Civico Filangieri sito in via Duomo 288 che ha una particolarità forse unica al mondo.

ll palazzo in cui è ospitato, il bellissimo quattrocentesco palazzo Como, nel 1881-82 fu smontato pezzo pezzo e poi ricostruito 20 metri più dietro per allinearlo alla nuova linea di strada disegnata per via Duomo durante il “risanamento”.

La nuova via Duomo infatti doveva essere una strada diritta e lineare che andava dal nuovo Corso Umberto I a via Foria in linea retta. Per tracciare la nuova strada furono abbattuti molti palazzi, smontato e ricostruito Palazzo Como e, addirittura abbattuta una navata della splendida chiesa  di Chiesa di San Giorgio ai Mannesi una della chiese paleocristiane di Napoli.

Il Principe Gaetano Filangieri di Satriano riuscì salvare il Palazzo dall’abbattimento ottenendo di farlo smontare e arretrare a cura del Municipio di Napoli, preservandone le facciate, e ricostruendolo al margine della nuova strada. Successivamente il Principe ricostruì la parte interna del palazzo e nel 1888  fondò il Museo civico.

Il palazzo Como  era stato costruito tra il 1464 ed il 1490, durante il regno di Alfonso d’Aragona, dal ricco mercante Angelo Como che si ispirò al Rinascimento fiorentino.

museo filangieri

Il Museo fu dotato di un catalogo completo che aveva oltre 2.500 pezzi tra cui preziose raccolte di porcellane, reperti archeologici, armi e armature dal XV al XIX, merletti, dipinti e monete. Importante anche la pinacoteca con pregevoli quadri dal XVI al XVIII secolo, tra cui quelli del Ribera, di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Mattia Preti e Bernardo Luini Al suo interno fu sistemata anche una ricca biblioteca, che contiene i manoscritti della “Scienza della Legislazione” e la celebre corrispondenza del filosofo illuminista Gaetano Filangieri, suo nonno, con illustri personaggi come ad esempio Benjamin Franklin nonchè pergamene e manoscritti originali dal 1200 al 1800 e oltre 15.000 libri. Splendidi anche i pastori del Celebrano e di Giuseppe Sanmartino conservati nel museo che, al piano terra ospita anche un grande e interessante plastico di Napoli durante il XVI secolo.

Il progetto del nuovo Museo si collegava al Museo Artistico Industriale Scuola Officine di Napoli, fondato dal principe Filangieri nel 1878, insieme a Morelli e Palizzi, con il quale aveva tentato di riunire in un’unica istituzione le diverse necessità dell’epoca: l’istruzione industriale ed il design, la teoria e la pratica, il recupero del passato nelle forme e l’aggancio del futuro nelle tecniche.

Per volontà del fondatore il museo è “della città e per la città” e contiene opere riguardanti la storia e la vita della città di Napoli.

Il museo ha vissuto alterne vicende in quanto fu molto danneggiato durante la seconda guerra mondiale e molte opere, tra cui pitture, sculture, porcellane e miniature, furono distrutte per un incendio appiccato dai tedeschi nel deposito di San Paolo di Belsito. Successivamente con materiale proveniente dai depositi e da diverse donazioni furono ricostruite alcune le collezioni ed il museo fu riaperto nel 1948. Rimase in funzione fino agli anni ’90 e poi fu chiuso per ben tredici anni: ha riaperto solo di recente il 22 maggio 2012.

Interessante anche la sede distaccata di Villa Livia al Parco Grifeo. La villa fu donata nel 1960 con tutti i suoi beni dal dottor de Luca Montalto al museo Filangieri. È un bell’edificio del 1931 in stile liberty e il patrimonio di quadri, porcellane, e mobili è vincolato alla disposizione originaria che ne fa una interessante “Casa museo”.

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