Palazzo Reale di Napoli: Conclusa la ristrutturazione della Facciata Principale

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Sono stati completati i lavori alla facciata principale di Palazzo Reale a Napoli, in piazza del Plebiscito, e sono così tornate visibili le statue dei Re di Napoli alla base del Palazzo. Le otto statue furono installate nel 1888, a poco più di 25 anni dalla conquista del Regno Borbonico da parte dei Savoia, in delle nicchie ricavate ad hoc nella muratura e rappresentano i principali regnanti di Napoli. Le statue stavano a significare una continuità della dinastia sabauda con la gloriosa storia del Regno di Napoli e delle due Sicilie.

I grandi 8 manufatti, realizzati da grandi artisti del tempo, rappresentano guardando la facciata principale del Palazzo da sinistra verso destra Ruggero II di Sicilia opera di Emilio Franceschi, Federico II di Svevia di Emanuele Caggiano, Carlo d’Angiò di Tommaso Solari, Alfonso V d’Aragona di Achille D’Orsi, Carlo V d’Asburgo di Vincenzo Gemito, Carlo III di Spagna di Raffaele Belliazzi, Gioacchino Murat di Giovanni Battista Amendola e Vittorio Emanuele II di Savoia di Francesco Jerace re d’Italia dal 1861 al 1878 e quindi non re di Napoli. Come si può notare mancano del tutto i Re della famiglia dei Borbone sconfitti da poco più di vent’anni dalla posa delle statue e che resero grande il Regno di Napoli.

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Il Palazzo Reale di Napoli a Largo di Palazzo

Il Palazzo Reale di Piazza Plebiscito, o largo di Palazzo come si chiamava un tempo la piazza, fu voluto come Palazzo del Re di Spagna Filippo III d’Asburgo nell’anno 1600, grazie alla volontà del viceré spagnolo Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos e della viceregina Caterina Zunica e Sandoval. Nella zona c’era già il Palazzo Vicereale Vecchio, poi demolito, e il nuovo palazzo venne costruito accanto ai giardini di Castel Nuovo come da antica tradizione che voleva la residenza reale a Napoli al margine meridionale della città antica.

Il progetto del Palazzo fu dell’architetto Domenico Fontana che progettò una rande residenza civile, e non più una fortezza, di forme tardo rinascimentali con colonne e ornamenti classici nella facciata principale. I successivi Vicerè ampliarono l’edificio e quando Napoli nel 1734 divenne capitale di un regno autonomo con Carlo di Borbone, il Palazzo fu ingrandito sul versante del mare. Gli ultimi ampliamenti furono fatti effettuare da Ferdinando Il Borbone, tra il 1838 e il 1858, dopo un incendio ed eseguiti dall’architetto Gaetano Genovese. Il Palazzo con i Savoia fu abitazione ufficiale dei Principi di Piemonte.

Curioso sapere che la parte inferiore della facciata principale del Palazzo presentava originariamente dei lunghissimi portici voluti da Domenico Fontana affinché il popolo potesse passeggiare anche in caso di pioggia. Dopo la rivolta di Masaniello ed anche per problemi strutturali nel 1753 le arcate furono murate dall’architetto Luigi Vanvitelli.

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Vincenzo Gemito e la statua di Carlo V

Scultore bravissimo, tra genio e pazzia, Gemito fu un vero protagonista della stagione artistica di Napoli in un momento delicato per la città che aveva perso il ruolo di capitale di un grande regno. Gemito torno a Napoli nel 1880 dove impiantò una propria fonderia realizzando la sua versione del Fauno danzante di Pompei e negli stessi anni ricevette anche l’incarico di realizzare la statua di Carlo V, da collocare sulla facciata della reggia. Ne disegnò il bozzetto ma, anche a seguito di alcune critiche sui giornali, quando la vide finita ed installata nella piazza non gli piacque e iniziò a tirargli contro moltissimi sassi. Per molti l’episodio fu l’inizio della sua malattia.

La storiella dei Re di Napoli

I napoletani con il loro innato sarcasmo legarono subito a queste grandi statue una simpatica storiella riferita alle pose delle statue. La voce del popolo narra che Carlo V d’Asburgo, che ha un dito rivolto verso terra, esclamò “Chi ha pisciato ca’ n’terra?”. Carlo III, di seguito rispose: “Nun saccio’ nient’” e Murat, pieno di se, disse “So’ stat’io e mo’ ch’fai?». Finì la discussione Vittorio Emanuele che con la spada sguainata esclamò “Mo to tagl’ accussì t’ liev’ o vizio”.

 

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